Palazzo Marchionale fu edificato tra il 1663 e il 1686; è costituito da un unico corpo parallelepipedo con la facciata nord rivolta su via IV Novembre e la facciata sud che si affaccia su un grande giardino chiuso da un muretto sul quale corre una serie di archetti a tutto sesto. Il giardino di forma trapezoidale si estende per una superficie di 430 mq e contiene alberi di pregio come cipresso, magnolia, sofora, tasso, betulla, cedro del Libano.
Il palazzo è famoso per un episodio accaduto nel XVII° secolo: l’assalto dell’Abate Faà di Bruno. Nel 1662 il duca di Mantova, Carlo II Gonzaga Nevers, concesse l’investitura di Bergamasco ai Marchesi Moscheni ai quali la popolazione giurò fedeltà il 3 febbraio 1663. Giovanni Moscheni, patrizio di Alessandria, all’epoca era vedovo e la sua famiglia risultava composta dai figli Francesco, Vittoria e Girolamo; era molto severo nell’esigere i diritti feudali e faceva condannare alla detenzione coloro che li contravvenivano. Per questo, e per le imprese dei suoi bravi, fu ben presto inviso ai suoi sudditi, ai feudatari vicini e soprattutto ai marchesi Faà di Bruno. Una volta uno dei condannati si rivolse al parroco di Carentino, Ortensio Faà di Bruno, per ottenere la grazia; il parroco, che si faceva chiamare “abate”, era amico del Moscheni ed acconsentì ad intercedere presso di lui. Il marchese era però molto irritato dal prestigio che l’abate andava acquistando presso i bergamaschesi e negò perciò la grazia, facendo in modo che la condanna diventasse al più presto esecutiva. Dopo questo affronto, che si sommava ad altri già sopportati, l’Abate Faà di Bruno decise che era giunto il momento della vendetta: si stabilì l’assalto al castello nella notte di Pasqua del 1686. Nel corso dell’attacco furono uccisi un figlio del marchese (Girolamo, di sette anni), la governante e due servi; il marchese scappò dalla finestra, riportando nel salto di circa sei metri solo una caviglia slogata. Gli assalitori procurarono molti danni al palazzo rompendo vetri, suppellettili e rubando soldi, preziosi e vestiti. Seguì un regolare processo a Casale Monferrato: nella sentenza, del 14 agosto dello stesso anno, i contumaci di Bergamasco furono condannati al bando dal Monferrato e alla confisca dei beni e se per caso fossero caduti nelle mani della giustizia avrebbero dovuto essere denudati, torturati con tenaglie e poi sarebbero stati impiccati ed esposti come monito a tutti.
L’attuale proprietario del palazzo è lo scenografo Carlo Leva, che lo ha acquistato con il fratello Mario e lo abita insieme alla moglie Teresa. Al momento dell’acquisto egli trovò un edificio molto degradato ed utilizzò tutte le sue doti di scenografo e pittore per restaurarlo; gli affreschi del portico colonnato, quelli delle stanze voltate al piano terreno, quello in cima alla prima rampa di scale (che rappresenta il marchese Moscheni) e le decorazioni delle pareti nelle stanze da letto sono stati tutti rinfrescati e a volte rifatti dal padrone di casa.
Carlo Leva conserva all’interno del palazzo un’enorme quantità di materiale relativo alla sua attività di scenografo. Si segnalano in modo particolare disegni ed oggetti vari legati alla sua collaborazione con il regista Sergio Leone e alla trilogia filmica detta “spaghetti western”: “Per un pugno di dollari”, “Per qualche dollaro in più” e “Il buono, il brutto, il cattivo”.