Dal 2003 Echos segnala un tesoro artistico della provincia che occorre salvare con l’obiettivo di aumentare la sensibilità sul tema della salvaguardia del nostro straordinario patrimonio storico e culturale. Quest’anno abbiamo deciso di dedicare la rubrica a un luogo salvato grazie al lavoro e alla passione di tante persone e grazie al sostegno di enti, fondazioni ed associazioni.

I documenti più antichi (X-XII secolo) attestano la presenza di una pieve sulla collina di Masio dedicata alla madonna Assunta, edificio posto sotto la giurisdizione del vescovo di Asti. Ancora oggi il paese fa parte della stessa diocesi.
La chiesa attuale, parrocchiale di Santa Maria e San Dalmazzo, risale nella sua impostazione primitiva all’epoca romanica. L’iter della sua costruzione è stato assai lungo poiché gli archi e le volte denotano evidenti caratteristiche gotiche.
Le trasformazioni avvenute nei secoli, causa ingrandimenti e demolizioni hanno modificato in parte la struttura per cui oggi risulta differente dalla primitiva. Nella parte della chiesa verso la facciata, dall’osservazione delle strutture sopra il solaio della navate laterali, appare evidente che in origine esse erano coperte con soffitto ligneo. La navata centrale e le laterali erano più alte e sono rimasti ben evidenti i fori ove poggiavano le strutture lignee di copertura.
Della parte romanica della chiesa sono ancora evidenti il rosone della facciata originale (la facciata attuale risale alla seconda metà dell’Ottocento) a conci bianchi e rossi, una porta e una finestra sul fianco sinistro.
A partire dal 2015 sono iniziati ben tre cantieri di restauro: il consolidamento della parte inferiore con il rifacimento della pavimentazione, il restauro del trittico cinquecentesco e il restauro del grande crocefisso della navata laterale.
L’asportazione del pavimento ha permesso di eseguire una serie di scavi archeologici che hanno evidenziato la presenza di sottomurazioni, a conferma dell’ipotesi dell’esistenza di una pieve più antica.
Il restauro del trittico è stato possibile grazie al contributo della Fondazione CRT a cui si sono aggiunti il comune di Masio, la Proloco e altre offerte della popolazione.
L’opera si compone di un trittico ligneo dipinto e dorato, di autore ignoto risalente al XVI secolo. La struttura architettonica, imponente e particolarmente ricca, racchiude tre tavole principali (al centro la resurrezione in gloria di Cristo, ai lati a sinistra San Dalmazzo rappresentato con i classici simboli del suo martirio, a destra San Secondo che regge il modellino di un comune, probabilmente Asti di cui è patrono). La predella si divide in due registri, in quello superiore i dottori della chiesa e due scene che fanno riferimento all’antico testamento, la creazione del mondo a sinistra e di Adamo a destra. Nel registro inferiore Gesù tra i discepoli intervallato dai quattro evangelisti.
Ultimo in ordine di tempo, il restauro del crocefisso ha permesso di riscoprire una preziosa opera lignea tardo quattrocentesca di notevoli dimensioni, riportando alla luce l’originale policromia, nascosta sotto uno strato di ridipinture più recenti. Il Cristo è stato scolpito utilizzando un unico blocco di legno di tiglio dal quale l’artista ha modellato il tronco, la testa e le gambe, le braccia terminano con tenoni, parzialmente incastrati nel tronco e collegati mediante dei cavicchi di legno e colla, sormontato da una tela originale rimasta perfettamente tesa e sagomata sulle spalle e schiena; il perizoma di colore azzurro oltremare è costituito da un solo taglio di tessuto in tela di lino.
Il restauro è stato possibile grazie a contributi di privati, del comune di Masio e della Proloco.
Echos ha seguito da vicino i lavori contribuendo a far conoscere questo splendido monumento della nostra provincia.
Nel momento della redazione di questa breve scheda sono in corso alcuni studi di carattere storico-artistico per meglio comprendere l’origine delle due opere d’arte.