Dal 2003 il Festival Echos segnala sui libretti di sala un tesoro artistico della provincia che occorre salvare, descrivendone la storia e gli interventi necessari per il recupero. Quest’anno, dedichiamo questo spazio all’ Oratorio della Santissima Trinità di Fubine Monferrato
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Fubine Monferrato - Oratorio della Santissima Trinità
L’Oratorio della SS. Trinità sorge ad una delle due estremità del concentrico di Fubine; almeno fino al 1812 costituiva parte del Rione Borghetto, sviluppatosi ai due lati della Via Maestra.
La bibliografia storica colloca la costruzione della chiesa negli anni 1680/1686 ma la sua erezione è sicuramente antecedente; un primitivo fabbricato sorse nella seconda metà del ‘500 sui resti o nelle vicinanze di una cappelletta dedicata a Santa Caterina. Oltre a ciò, la Trinità conservava al suo interno un quadro attribuito a Orsola Caccia raffigurante la Santa, ora custodito presso la Chiesa Parrocchiale. Inoltre, fino all’intonacatura novecentesca sulla facciata era parzialmente visibile una piccola immagine di Santa Caterina dipinta sul muro al di sopra del portone di ingresso.
È probabile che il corpo principale dell’edificio abbia assunto le fattezze attuali nella prima metà del Seicento, come suggeriva un’antica iscrizione in lingua latina posta sul pavimento della chiesa. Di questa epigrafe si sono perse le tracce, ma era certamente presente nel 1834: indicava la sepoltura avvenuta nel 1632 di un tal Giovanni Alberto Pettinari che fece erigere in quel luogo una chiesa nella quale avevano il privilegio di farsi seppellire i preti che lì officiavano, a patto che gli stessi provvedessero alla manutenzione del tumulo.
I materiali utilizzati in questa fase vennero prelevati dalle rovine dell’attiguo Castello, abbandonato e in rovina: il fortilizio medievale, infatti, venne gravemente danneggiato dai Lanzichenecchi durante il saccheggio di Fubine del 1527. Dal 1664 il conte Vincenzo Natta mise in atto una grande opera di rinnovamento del Castello fino a farlo diventare una nobile residenza.
Alla primitiva fabbrica a pianta rettangolare venne aggiunta la sacrestia che era certamente presente nel 1786, anno di stesura della “Pianta del Recinto” da parte di Giovanni Battista Gotta.
L’ultimo elemento che va a completare l’edificio è l’ottocentesco campanile che sorge adiacente alla sacrestia. La sua costruzione cominciò nel 1833 e terminò nel 1846; la rara e splendida guglia a nido d’ape, sormontata da una croce, aveva “una sola campana per uso della chiesa e della confraternita”.
Ulteriori lavori di restauro e consolidamento vennero intrapresi a seguito dei danni provocati dall’occupazione militare durante la Prima Guerra Mondiale.
A causa di crolli passati, la chiesa ha perso il tetto e oggi ha urgente bisogno di interventi di restauro. I più rilevanti sono: ripresa e ricostruzione dei paramenti murari; messa in opera di cordolatura e di nuove catene trasversali in acciaio; rifacimento completo della copertura con capriate in legno massello; consolidamento della volta sul catino absidale; consolidamento del paramento in mattoni e della scarpata; rimozione del pavimento in cotto; sistemazione esterna.