Dal 2003 il Festival Echos segnala sui libretti di sala un tesoro artistico della provincia che occorre salvare, descrivendone la storia e gli interventi necessari per il recupero. Quest’anno, dedichiamo questo spazio ad un albero secolare e non ad un edificio.

Il gelso monumentale di Urbano Rattazzi

Sulle colline di Masio, a circa 3 km dal centro, si trova un maestoso gelso che riporta a momenti storici in cui il paese fu al centro degli eventi che portarono all’Unità d’Italia.
Il viandante che si trova a passare di qui, alla vista della sua struttura possente e vigorosa, del tronco ruvido e contorto dal passare del tempo si chiede: “Chissà quanti e quali racconti serba! Se solo potesse parlare!”.
Di lui si narrano vicende che conducono con la fantasia alle ambientazioni di metà Ottocento e agli incontri tra personaggi importanti dell’epoca, creando quel fascino e quel mistero che si sprigionano quando storia e mito si fondono.
Il Gelso è stato l’antico guardiano della dimora della famiglia di Urbano Rattazzi, Villa Marina, anche detta – usando un termine dialettale – “la Caieina” per il terreno duro e difficile da lavorare sul quale è costruita. In questa dimora di campagna, da tempo abbandonata, lo statista spesso si rifugiava con la moglie francese Maria Letizia Wyse Bonaparte, nipote di Luciano Bonaparte, fratello di Napoleone.
Insospettabilmente, nella tranquillità della campagna masiese, nel periodo a cavallo tra Regno di Sardegna e Regno d’Italia pare si decidesse la sorte del futuro stato: qui Rattazzi rifletteva sulle strategie politiche da attuare e qui, al cospetto del Gelso, incontrò Camillo Benso Conte di Cavour. Di Cavour è infatti documentato un soggiorno al vicino Castello di Redabue, nei pressi della frazione Abazia.
Si dice poi, spingendosi un po’ oltre alla testimonianza storica, che a quell’incontro potrebbe aver partecipato anche Napoleone III di Francia, recatosi ad Alessandria nel 1859 durante i preparativi della Seconda Guerra d’Indipendenza. Una vecchia targa consumata dal tempo commemora quell’importante incontro politico.
Il Gelso è dunque simbolo di un periodo storico, ma non si limita a questo: è allegoria della continuità dei tempi, del legame tra passato e presente e della base su cui costruire il futuro. Le radici che materialmente affondano nella fertile terra di Masio sono come quelle che dal terreno del Risorgimento Italiano portano linfa alla storia attuale e germogli per quella prossima a venire.
Il visitatore che guarderà al di là dell’apparenza statica si troverà di fronte a un monumento dinamico e vitale che infonde forza e fiducia al contempo e potrà immaginarsi che, se il Gelso rispondesse al suo interrogativo iniziale, direbbe più o meno così: “ho sopportato inverni molto rigidi e forti raffiche di vento, periodi meno piovosi, riparato stanchi lavoratori all’ombra delle mie fronde, e sarò ancora qui per molto tempo a raccontarvi la mia storia”.
Il Gelso è abbandonato ormai da molti anni. Un primo intervento di salvaguardia è stato portato a termine quest’anno, liberandolo dall’abbraccio soffocante delle piante infestanti; si dovrà procedere con ulteriori interventi per conservare l’imponente tronco e sistemare
la chioma.
L’augurio è quello che il Gelso venga inserito nell’elenco degli alberi
monumentali del Piemonte
Damaso Damasio
Paolo Piacenza