Premio "Tasto d'Argento"
Lucchesini tocca davvero vertici di comunicazione in cui la bellezza del canto è simultaneamente una lucida lettura della costruzione del pezzo. Tutto canta, in Schubert, anche il basso ostinato che spesso sostiene le melodie, gli accordi ribattuti che sembrano anticipare fasce sonore di musica elettronica. Canta anche il ritmo della morte che pervade l’intera ultima Sonata. Può essere terribile. Ma può essere anche dolcissimo. E dalle dita di Lucchesini questa dolcezza, estrema, penetrante, diventa più terribile, più disperata di un grido.
Dino Villatico, Il Manifesto
Talvolta una voce personale è difficile da definire. La musica è ben nota, eppure questo pianista italiano riesce, in qualche modo, a farla apparire come nuova.
Michael Church, BBC Music Magazin
Molti pianisti ricorrono ad effetti esteriori per trasmettere al pubblico i propri sentimenti più intimi. Andrea Lucchesini rinuncia invece a qualsiasi artificio e comunica la sua arte esclusivamente attraverso la musica. Anche se questa è la via più difficile, il suo messaggio arriva pienamente al pubblico, suscitando alla fine un applauso lungo, caloroso e riconoscente.
Süddeutsche Zeitung
[Andrea Lucchesini] è perfetto, la tecnica di cristallino nitore e il pathos altrettanto “intonato” e così restituisce Beethoven facendoci gustare ogni singola nota, ogni agogica, fraseggio, dinamica…la simbiosi con il pianoforte è totale e tramite quella ci restituisce il Beethoven che ci piace.
Donatella Righini, Le Salon Musical
Questo è il volume conclusivo di una serie di Sonate [di Schubert] davvero straordinaria, magnificamente interpretata da un pianista italiano che, nell’arco dei tre dischi, rivela una grandezza che cresce a ogni nuovo ascolto… Lucchesini padroneggia ogni gesto con assoluta naturalezza e sa produrre un suono cristallino e seducente senza mai forzarlo… Il pianoforte risuona in modo splendido, e resta difficile accettare che una musica così vitale sia emersa dall’ombra soltanto nel corso della mia vita.
American Record Guide
Le interpretazioni di Lucchesini sono superbe, di un’intensità che convive con la più raffinata delicatezza. E se gli accostamenti di repertorio possono inizialmente sorprendere, possiedono tuttavia una profonda e convincente coerenza.
Sunday Times
Senza alcun dubbio la serata con Andrea Lucchesini alla Società del Quartetto di Milano è di quelle che non si dimenticano. Il pianista toscano, oltre a essere un interprete di prima grandezza, è quanto di più lontano dal cliché del divo eppure è dotato di una capacità comunicativa fuori dal comune. Forse è il non aver mai abbandonato l’insegnamento che lo spinge al confronto continuo, ai ripensamenti, ai dubbi, al rimettersi in gioco, senza mai dimenticare il piacere del bel suono.
Stefano Jacini, Il giornale della musica
L’interpretazione di Andrea Lucchesini lascia un segno indelebile. Immenso lo slancio con cui il pianista affronta queste pagine, dando il giusto risalto ai toni appassionati insiti nelle composizioni. Egli trae dallo strumento una sonorità corposa e, al tempo stesso, delicata, al fine di mettere in risalto i momenti più intimi e cantabili. La sua sensibilità si approfondisce nelle diverse circostanze espressive. La tecnica è impeccabile, mai fine a se stessa. È un pianista rigoroso, con una tavolozza timbrica vasta e sfumata. Talento purissimo, colpisce per la precisione e la purezza, non meno che per la maturità del suo stile interpretativo, che coniuga forza e sensibilità, freschezza e rigore in un equilibrio che sembra davvero raro…
Musica